|
Facciamo la R-Evoluzione? (sul divano)
|
|
lunedì, gennaio 31, 2005 non so se la mia scala di valori è sbumballata o meno. comunque le mia urla silenziose si elevano sopra a tutto. rivendico la mia libertà fumando e dormendo, vestita, sul divano. questa notte, per esempio. e pure venerdì. se abitassi a milano sarei stata sabato sera al concerto dei Kasabian col boss e ieri a quello dei mambassa con ciccio. ma abito a firenze e dovrò aspettare sabato per andare a livorno a vedere gatto ciliegia contro il grande freddo. costa 3 euro ed è in un centro sociale. livorno è una città nella quale vivrei volentieri. l'ultimo concerto dei mambassa (un concerto intero non uno dei soliti festival nei quali gli artisti suonano al massimo 5 canzoni) è stato proprio a livorno. ci andai con un'altra scatenata. mi divertii assai. i mambassa erano allegri e fecero un bello spettacolo, suonarono con grinta e anche se ero l'unica a conoscere le parole delle loro canzoni, gran parte del pubblico si fece travolgere dall'entusiasmo. non era ancora uscito l'ultimo album ma sapevo che avevano già scritto una canzone (l'uomo di atlantide) e urlai più volte forte il titolo di quella canzone tanto che poi alla fine stefano e compagni ce la suonarono sorridendo. il bravissimo sal, il batterista della band, un'ottima persona veramente, alla fine del concerto ci disse che si era divertito e che a volte basta sapere che c'è una persona tra il pubblico che "ci tiene" che il concerto prende il volo. ci disse che quella volta aveva suonato con tanta energia per noi. questa è una bella cosa. i gatto ciliegia vs grande freddo li ho ascoltati a firenze, alla festa dell'unità. era estate e loro suonarono prima dei perturbazione (questi ultimi, da allora, li ho visti più e più volte. tommy il cantante è veramente molto grazioso. durante il tora tora di milano di due anni fa andò a prendersi una birra e io e manu, sedute sugli spalti sopra il bar, nel vederlo iniziammo ad applaudire sillabando BRAVI e mostrando il pollice. lui dapprima si guardò alle spalle perchè non credeva che ci riferissimo a lui, ma poi quando capì, venne verso di noi e ci ringraziò molto per i nostri sorrisi e incitamenti). mi piacquero subito i gatto ciliegia. m'incantarono. se ne stavano seduti colle loro chitarrine e uno di loro era pure scalzo. suonando sorridevano tra di loro e quando uno dei tre faceva bene gli altri due lo guardavano con la luce negli occhi come per dirgli "grande!". comprai subito il loro album. li ho ascoltati molto. i miei amici li conoscono. sul divano ci stanno proprio bene... vabbè tutto questo per dire che ieri sera mi ha chiamato ciccio e io sono ancora tutta emozionata. mercoledì, gennaio 26, 2005 la solidarietà femminile prima di tutto! martedì, gennaio 25, 2005 oggi mi sento proprio fighissima
Excuse me, baby - I don't mean 2 be rude io e l'inglese (intesa come lingua) non siamo mai andati troppo d'accordo. ma se ami la musica è inutile. ti tocca. mi rifaccio: sono io a toccare l'inglese (inteso come il mio collega di stanza) che non vorrebbe, anche se ormai - è quattro anni che lo tocco - si è abituato. all'improvviso penso a prince, e poi a bad, che lo cantava. penso a tutti quelli che scrivevano e ora non più. a quelli che hanno chiuso il blog. è anche un po' colpa della ladyk che mi ci ha fatto pensare. io, come lei, non ci penso neppure. però penso che forse dovrei alzarmi che a forza di stare seduta mi viene le piaghe nel culo la putrescenza non fa bene al morale. ora devo andare a fare una telefonata di auguri ad ale che oggi compie 33 anni. che bellino che è, nonostante le sue sfighe continue. ora vado poi torno. vado in una stanza a fumare... e mi ci chiudo dentro che devo cantare tanti-auguri-a-te 3 volte senza respirare. uff. ecco che arriva il collega perdente. arriva sempre più tardi di me e ha sempre delle scuse deboli. egli è sovrappeso. venerdì mi ha rivolto un attacco senza senso. ora lo evito. almeno per 4 o 5 mesi gli starò alla larga. ecchecavolo, se qui qualcuno è isterico mica se la piglia mai coll'inglese alto 1metro e 85centimetri ma colla povera ca, unica e indifesa donzella... ok, fatta telefonata, cantata canzoncina, euforia e ottimismo nell'aria. che bellino che è ale, con tutti i suoi entusiasmi. qui firenze, aria da neve, ho le mani fredde e il cuore batte (anche oggi!) ho da poco pronunciato la parola "galosce" (a venezia c'è acqua alta). è una di quelle parole che mi mettono bene. proprio come "esatto" e "schifiltoso". sorrido e scappo che il Tennessee mi aspetta! (Yeah, yeah, yeah) *(questo è un post colla stellina) a me mi piace come ci si bacia noi due giovedì, gennaio 20, 2005 di ritorno dalla metropoli tentacolare passo dall'ufficio a scaricare: giornali e riviste e appunti sparsi della nuova azienda che per un po', speriamo, frequenterò ritorno più pesante ma più leggera: ho lasciato il portafogli sulla corriera! ma un uomo gentile mi ha chiamato e il danno alle 20.30 sarà riparato di ritorno dalla vostra bella città mi porto dietro un sacchetto di felicità per aver visto coi miei occhi assonnati la colazione di due innamorati ritorno e racconto di milanesi silenziosi che si confondono, sulla quattordici, tra gli emigrati chiassosi ritorno e penso che non vi ho visti, ma vi ho pensato proprio a tutti e rimando a un domani i bei sorrisi aperti e chiari martedì, gennaio 18, 2005 dovrei fare alcune cose. non ho mai ritirato il mio diploma di laurea. appena lo farò mia madre lo incornicerà e lo appenderà. fiera. questo mi schifa. a torino una volta andai a cena a casa di una simpatica coppia che aveva attaccato i rispettivi diplomi nel cesso. (a dire il vero pure questo mi schifa) poi dovrei anche depilarmi. ma fa troppo freddo e mi sa che mi raderò: ale mi viene a trovare questo fine settimana. (questo non mi schifa per niente) devo andare al club eurostar per prendere i biglietti per milano. domanisera parto e vado dalla amica del cuore fuv che mi ha appena annunciato le imminenti nozze col suo caro e bello. niente serata blogger, quindi. ma presto tornerò (mi sono stati affidati due clienti costà e, carissimi tutti, preparatevi... che alla fine vi verrò a noia! ihihih). devo finire una analisi ambientale. mandare un fax all'assicurazione. cambiare un reggiseno fallato. lavarmi la testa. devo portare il motorino dal motorinaio che il bauletto si apre solo quando gli pare a lui e l'accelleratore è tanto duro che presto mi verrà la sindrome del tunnel carpale. devo fare un'analisi che rimando dal novembre duemilatre. nel duemilaquattro ho evitato accuratamente la medicina. mi ci voleva. I just dont know what to do with myself I just dont know what to do with myself lunedì, gennaio 17, 2005 J'vis toujours des soirées parisiennes, (les nuits parisiennes, louise attaque, 1997) ieri sera spippolando alla tele incappo in interessante programma su raitre (epperò, 'sta raitre!). un gruppetto di trentenni con forte accento siculo dibatteva sulla condizione della donna ecc. ascolto e guardo e all'improvviso chi ti vedo? la bella anna, bella più che mai che non sento da un bel dì! la chiamo subitissimo! ANNA, gli dico, ti vedo alla tv e sei bellissima. lei ride e non capisco quello che dice ma, naturalmente, è fuori con gli amici. "ti chiamo domani!" intendo, con il casino in sottofondo. dopo non molto arriva a casa e mi chiama. quanto bene ci vogliamo e quanto ci manchiamo, non facciamo che ripeterci nell' arco della telefonata. poi mi dice che ieri sera era stata una delle sere più brutte perchè si era ritrovata fuori da un locale, al freddo, a fumare. ci immaginiamo insieme un mondo diverso, con i cilclostili della resistenza in cui sono elencati per ogni citta i locali illegali per fumatori. a pa casa sua, a fi casa mia. pa è molto lontano da fi per due pigre come noi. ma la distanza non conta quando i cuori sono vicini! p.s. viva la tele! (talvolta) - ti ricordi quando...? i miei questuanti smettarno di questuare: il mio primo ricordo utile risale all'esame di maturità (e comunque da allora tutto è molto vago) venerdì, gennaio 14, 2005 del buddismo so ben poco a parte il fatto che gere lo frequenta. oggi potrei quindi parlare con competenza di un vuoto che è diverso dal nulla e della ipotesi della variabilità della velocità della luce, nonchè della costante cosmologica lambda di einsteiniana memoria. e invece 'sto benedetto post del venerdì pomeriggio parlerà di altro: la fisica strasforma il malato punto di vista (inutile mentire sono malata di vita, ma prima o poi soccomberò e con me il mio punto di vista, alè!) in filosofia per poi confondersi coll'economia (macro) fino, infine, l'ammissione dell'esistenza di dio. pronti? Sono sfruttata dal capo, lavoro senza tregua giorno e notte con soddisfazioni personali che prescindono (necessariamente) dallo stipendio.
Ho una amicizia affettuosa con un coetaneo incasinato quanto me che vive a venezia e vedo raramente.
Ho sempre sonno.
La parrucchiera ha sbagliato a farmi i colpi di sole e ora non posso più raccontare le barze sulle bionde, essendo entrata a far parte della categoria!
Ho recentemente acquistato la mia prima casa con soldi che non avevo e, ora, sono piena di debiti. Questo non è bello.
Vorrei farmi meno seghe mentali e vivere più tranquillamente: sto valutando l'idea di buttarmi sul buddismo o sulla fisica.
Temo che alla fine mi farò convincere dalla madre e andrò da uno psicologo.
Vivo sola in una casa che amo e curo le mie piante.
Subito dopo il caffèlatte, ogni mattina, mi fumo con gioia la prima sigaretta come per festeggiare la mia presenza in questo mondo.
Ma poco dopo la cacca, l'effetto placebo scompare e ho voglia di mandare tutto a puttane e smettere di respirare.
a che serve ricordare?
martedì, gennaio 11, 2005 L’esistenza di certe parole non dette e di certe cose non fatte era stata, fino ad allora, sufficiente per restare. Si era più volte aggrappato, come il naufrago fa all’unico galleggiante che il fato gli ha concesso, a necessità che ad altri sarebbero parse certamente insignificanti. Nota ai più che lo frequentarono a quei tempi è la volta in cui, nonostante l’assoluta mancanza di argomenti convincenti, si concluse a restare perché, all’improvviso, mentre giocava quella che credeva sarebbe stata la sua ultima partita sul simulatore installato sul suo notebook, senti il fastidio dell’avere le unghie delle mani troppo lunghe. “… e anche quelle dei piedi avrebbero bisogno di essere un po’ tagliate” aggiunse poi tra sé e si addormentò. Che non sarebbe potuto restare per sempre e che la presenza di incompiutezza un giorno sarebbe svanita gli era chiaro: aveva una missione, come tutti, ma non sapendo quale fosse si stupì, quando essa si concluse. Invero il sentimento di stupore colse anche me, quando fui messa a conoscenza di ciò che accadde: la sua ultima osservazione, che egli ritenne pure sagace sul momento, fu: “Queste nuove generazioni sono decisamente dotate di un maggior senso del ritmo rispetto alle precedenti”. Morì istantaneamente, al bordo della pista da ballo del locale chiassoso, con la mano sinistra saldamente aggrappata alla chiappa della procace ventenne e, sulla destra, una malboro accesa (all'epoca, in italia, fumare era ancora legale). |