|
Facciamo la R-Evoluzione? (sul divano)
|
|
venerdì, aprile 29, 2005 L'intelligenza sta (Autoironia, Max Gazzè, 1998) giovedì, aprile 28, 2005 [avevo deciso di postare autoironia di Max Gazzè, ma poi ho cambiato idea, invece di postarla cerco a modo mio di metterla in pratica ... e poter parlare di lei/ con autoironia non mentire mai...] Lontano lontano
La luna la luna
(Molto Lontano, Paolo Conte, 2004) mercoledì, aprile 27, 2005 There's nothing in the streets (Won't Get Fooled Again, The Who, 1971) martedì, aprile 26, 2005 ho bevuto ho fumato ho anche mangiato un po'. ho visto junior ballare ho riso anche se mi sentivo un po' triste ho parlato e non sono mai stata sola ho visto il mare. ho cantato strade dei subs con mari, in macchina. ora vado a casa a pranzo, non lo faccio mai. ma quando ci vuole ci vuole. a dopo, graziosissimi blogger!
questo fine settimana ho digrignato i denti in un camper in una piazzola di sosta non autorizzata sul mare. ero cogli amici surfisti. venerdì, aprile 22, 2005 a vibo mi hanno chiesto e tu, carlottina, che fai di bello a firenze? sto il più possibile con i miei amici! marina e claretta stanno arrivando, dal nord. la tessuccia la vedo dopo la spesa vegetriana. parleremo parleremo dei nostri sogni, io tessa e mari, come facciamo sempre. ma io di una cosa non voglio parlare. no, no, no, no. speriamo. chè qualunque cosa venga detta da me o da altri, sull'argomento, è come un pugnale nel cuore. e con un pugnale che ti trafigge il cuore si muore. io potrei addirittura morire alla sola vista di una qualsiasi arma bianca; già mi cago in mano al solo pensarci. ecco io ora so che dovrei essere a fare la spesa vegetariana. ma non ce la faccio. oh... come vorrei la bacchetta magica. ma, ora che ci penso, me la sono appena fumata! state accorti giovedì, aprile 21, 2005 la sciagurata che è in me la sciagurata che è in me se ne frega delle cose la sciagurata che c'è in me non c'ha mica paura di nulla se la incontri per la strada è probabile che sia un po' brilla colla musica sparata
ora e per un po' niente flirt e nemmeno ragazzi giovani. l'ho scritto per ricordarmelo. quindi se siete maschietti e mi volete, lasciate perdere. ho smesso coi maschi. per un po'. [tarab escluso] ora un po' di geografia: la CALABRIA è lontana
lunedì, aprile 18, 2005 pesce grosso mangia pesce piccolo. ma forse l'ho già detto Racconto breve
antefatto il bar, invero, era il vero covo. lì si poteva fumare di tutto, bere di gusto, ascoltare fantastiche playlist e, soprattutto, al solito bar, c'era formaggio in quantità! non come nel covo: una stanzetta spoglia spoglia e nel contempo disordinata, sporca, con i mucchi di rifiuti correttamente separati ai quattro angoli. vetro, plastica, lattine (cocacola per il rum), carta. e al centro... La Scacchiera.
nel covo i quattro topini andavano solo per spostare le pedine, per fare delle simulazioni, per valutare cogli occhi. ma era al bar (che quegli stessi occhi rendeva delle fessurine iniettate di sangue) che venivano prese le decisioni vere.
il gioco andava avanti da anni e anni oramai. i topini stessi si stupivano di quanto fossero longevi. erano quattro debosciati, questo va detto e probabilmente s'è già capito. si abbuffavano di formaggio, bevevano qualunque cosa, fumavano come delle ciminiere e
f i l o s o f a v a n o.
ah! direte voi, in quelle condizioni... ma che volete che sia filosofare per quattro topini di quella levatura. Ca, Junior, Loop, e Mind sono tutti rispettabilissimi professionisti, laureati nelle più importanti università. Debosciati sì, ma tutti con un bel cervello e curricula strepitosi. Per loro filosofare è un gioco e, nel contempo, la vita.
sto scrivendo una storiellina coi topini! i protagonisti sono quattro: junior, mind, ca e loop. eheheh l'inizio è ganzo ma poi non so più continuare viene lunghissimo... avrò già scritto 15/16 righe quasi quasi lo pubblico poi mi aiutate. ehehehe. ve l'avevo già detto: da ora in poi questo blog cambia registro. di alcune cose, sulle quali peraltro abbiamo già sviscerato a sufficienza, si taccerà. si smetterà di flitare di parlare di matrimonio e di rose rosse. piuttosto altri saranno gli argomenti che continueremo ad ignorare: l'attualità. la pubblicità, la musica classica, l'arte e la politica e i politici. la religione. voi non lo sapete, ma io una passione ce l'ho ed è vera. l'ho tenuta nascosta, faticosamente. ma sento che ora è il momento buono per svelarla a tutto il mondo. è la geografia il club degli sfigati, altrochè
venerdì, aprile 15, 2005 Take Me Out
So if you're lonely I know I won't be leaving here with you I say don't you know? I say you don't show I say you don't know If I move, this could die I know I won't be leaving here I say don't you know? If I wink, this can die If I move, this could die I know I won't be leaving here giovedì, aprile 14, 2005 So chi è mind e me l'ha detto junior oggi lo so sono perfettamente in grado di dare del mio peggio. sono in piena sindrome premestruale, ho passato una settimana noiosa. per fortuna ho abbondanza di generi di conforto. forse stasera vedo la tessuccia. o forse vedo l'amante storico. ma vorrei vedere il lore, stare con lui a bere mangiare fumare e parlare di stronzate e ridere e pensare: che bella persona che sei, lore. ma oggi sono solo in grado di essere orribile. a firenze nuvole alte.
trogloditi I’m so tired
Tired of waiting Tired of waiting for you I’m so tired Tired of waiting Tired of waiting for you I was a lonely soul I had nobody till I met you But you keep-a me waiting All of the time What can I do? It’s your life And you can do what you want Do what you like But please don’t keep-a me waiting Please don’t keep-a me waiting ’cause I’m so tired Tired of waiting Tired of waiting for you So tired Tired of waiting Tired of waiting for you I was a lonely soul I had nobody till I met you But you keep-a me waiting All of the time What can I do? It’s your life And you can do what you want Do what you like But please don’t keep-a me waiting Please don’t keep-a me waiting ’cause I’m so tired Tired of waiting Tired of waiting for you So tired Tired of waiting Tired of waiting for you For you For you (Tired of waiting, The Kinks, 1965) premessa (esistenziale) molto probabilmente da piccini abbiamo rotto le scatole ai nostri genitori. nel primo anno di vita non dormivamo, eravamo in grado di comunicare solo attraverso il pianto urlato, eravamo spesso ammalati e completamente dipendenti per la pagnotta. oggi, che continuiamo a non dormire perchè ci sollaziamo con gli amici, che comunichiamo in maniera corretta, che siamo sani e ubriaconi e che la pagnotta ce la portiamo a casa da soli, loro si rifanno. fatto (alla toilette) madre: - io e mia sorella dobbiamo mettere in ordine le carte del babbo (*) - (*) il babbo della madre morì più di trenta anni fa. chi scrive non l'ha mai conosciuto. mercoledì, aprile 13, 2005 Racconto breve di amore e morte Quando ella conobbe l'amore, morì.
*** le altre versioni***
[in aggiornamento continuo dai commenti]
junior:Quando ella conobbe, l'amore morì. [l'importanza delle virgole] l'amore non esiste: ci sono solo prove d'amore. i baci che vorrei non ci saranno più
Uno - il mio gatto questa poesia di Atmos mi piace tanto tanto! martedì, aprile 12, 2005 ahhahhahahahah! a me mi fate tutti ridere oggi mi puzzano le ascille alè (il collega inglese mi ha detto che non si sente. ma c'ha il raffreddore) ehehehehe Elisa ovvero la leggerezza ogni tanto succede che elisa si trovi coinvolta in piacevoli uscite. questa sera per esempio andrà a teatro. stamani non ha potuto piangere le sue pene come consuetudine. c'era sua madre a dormire da lei e non ha potuto eseguire il suo rito. un piantino al giorno toglie il medico di torno si divertiva a ripetersi, visto che piangere non le pesava più. anzi, non poterlo fare, non potersi lasciare andare, questo sì, che le pesava. il rito è breve. si alza, prepara la colazione, si siede al tavolo della cucina e, in attesa che il latte si raffreddi, si fa un piantino. lo definisce lei stessa piantino, quasi in maniera affettuosa, perchè ha ormai accettato e compreso quanto quei pochi minuti di lacrime le siano di conforto. non ne ha mai voluto parlare con nessuno. è il suo segreto ed è per questo che stamani non l'ha potuto fare: seduta al tavolo della cucina, oggi, non era sola. lo farò in ufficio ha pensato tra sè e ha sorriso. elisa sta per compiere 42 anni. vive sola. qualche anno fa si convinse che il destino le riservava altro rispetto a quello che sognava da bambina. elisa è una donna splendida e, ogni anno che passa, diventa più affascinante. certo non è più fresca come a vent'anni ma gli sguardi degli uomini di ogni età si sono fatti sempre più insistenti e, spesso, la imbarazzano. a elisa, però, non interessano più di tanto le avance che riceve, anche se, e lo ammette, i sorrisi degli sconosciuti le fanno bene. si è dedicata al lavoro, che ama e che le da molte soddisfazioni, e agli amici, perlopiù sposati, che sanno di poter contare su di lei. elisa è felice, ha trovato il suo equilibrio e al suo piantino quotidiano non intende rinunciare. quando arriva in ufficio, quella mattina, viene fagocitata in una piccola crisi interna. il fondatore della società che lei gestisce aveva ingiustamente accusato del fallimento di una grossa commessa uno dei loro migliori uomini. il giovanotto, ambizioso e motivato, non aveva dormito tutta la notte e quella mattina aveva deciso di consegnare le sue dimissioni. niente piantino, finche non sistemo la situazione si era detta elisa. durante l'intera giornata si era ritrovata a colloquio con lo stupito anziano presidente, prima, con il giovane dagli occhi gonfi per il pianto notturno poi, e infine, con il cliente che, in realtà, le aveva ribadito tutte le sue intenzioni di portare avanti il lavoro con loro. Naturalmente non aveva avuto un attimo per chiudersi in bagno. niente piantino per ora si disse ci proverò in macchina. ha appuntamento alle 20.15 dalla sua cara amica Vittoria. è Vittoria che normalmente si occupa dell'organizzazione del tempo libero di elisa che per queste cose, bisogna proprio dirlo, non ha testa. Nel tragitto in macchina elisa incappa dapprima in una delle sue canzoni preferite, una di quelle che non può non cantare, e poi in un traffico infernale, in cui coglie l'occasione per incipriarsi un po'. eccheccavolo si dice mentre suona il campanello dell'amica non mi resta che la toilette del teatro! il bagno del teatro è impraticabile fin quando non inizia lo spettacolo. inizia lo spettacolo. elisa è una romantica. e quello spettacolo la fa ridere, la commuove e la inchioda al suo posto dapprima e dopo la fa volare. volteggia nel teatro leggera e la gonna le fa il pizzicorino tra le gambe. ride. quando il sipario si chiude elisa si alza dal suo posto e sorride, si volta e non ci sta pensando proprio al piantino, mentre incrocia lo sguardo di suo marito. lunedì, aprile 11, 2005 Tutto il materiale qui pubblicato è di proprietà intellettuale di chi legge. (chi non muore si rivede) questo bel blog s'è rotto le balle di essere travolto da grandi passioni. da ora in avanti sarà molto più superficiale venerdì, aprile 08, 2005 vedo i fantasmi in giro però ora c'ho due dischi degli STOOGES evviva giovedì, aprile 07, 2005 grazie junior!!! :D ho abitato altrove, lo sai? ho avuto altre chiavi, altri letti, altri piatti. ho cucinato in diverse cucine, con amore. ho letto tanto, sai? ho vissuto molto in italia, nelle americhe e in inghilterra, in francia, in russia, in india. ho amato, anche, sai? ho amato l'avventura, i brividi, le carezze. poi ho pianto e ho riso, ho tentato e ho sbagliato. e ora sono qua. avrei bisogno di una bella teoria scientifica, economica, matematica o fisica (geofisica! astrofisica!!!!) da approfondire e per scriverci un raccontino
evviva. comunque fu un sollievo sapere che nessuna radioattività era stata rilevata, nonostante l’altissimo livello di elettromagnetismo che non rispettava nemmeno una delle equazioni del buon vecchio maxwell. ma eravamo in vacanza e, dopo qualche birra, ce ne fregammo.
il carotaggio effettuato sul terreno dimostrò che si trattava di uno spesso strato ghiaioso, di pesante e dura consistenza, con ph neuto (=7) e totale impermeabilità (lo so, lo so, pare un controsenso ma questi furono i risultati. e sul team di geologi preposto all’analisi non si discute. erano tutti maschietti bellocci laureati con il massimo dei voti).
il pugno allo stomaco arriva diretto e il primo istinto meccanico è quello di vomitare. un conato dal quale però non ci si libera. il fiato si spezza e nonostante si aspiri forte e disperatamente pare che l'ossigeno non intenda arrivare ai polmoni. le orecchie ronzano e stare un piedi risulta impossibile.
fortunatamente leggo sempre seduta o distesa.
forse oggi vi conviene togliermi dai preferiti che io posto tutte cose
chi coglie il fiore impazzirà
ci sono dei baci sulle guance che ti fanno sorridere. evviva l'amicizia
il drogato sorride in talune occasioni. esse sono: :) sono d'accordo con tutti i commenti della ladyk
ma dove è andato il mio buon senso? l'avrò buttato fuori dal più sacro dei buchi? anche io, come molti altri, il marrone lo butto nel cesso e comunque anche stamani... scacaiola!
tempo di merda con nuvole sparse. spero di non incontrarti più, comunque. ecco il vantaggio della distanza. in motorino davanti a me, stamane, c'era un signore che era uscito colle pantofole. in motorino dietro a me, ieri sera, c'era ale che puzzava di fritto. - mi accompagni in motorino in piazza della libertà?- ore 12.44 drin drin lo sai che faccio? mi metto a lavorare e a studiare un po' alè
è arrivato dall'alto e ora sono lì: sventolo sotto la pioggia come un lenzuolo bagnato privo di bocca, braccia, orecchie, occhi. taccio, immobile, sorda, cieca. le mie urla di tristezza non le sentirà il ciliegio. nè il pesco, l'ulivo, il pero. non amo più ieri mi sono lavata i capelli. vi ho applicato l'olio per renderli lucenti. ora sono nuovamente liberi, i ricci. nonostante le poche energie a disposizione ma grazie all'abuso di droghe a cui mi sottopongo con regolarità, sto distruggendo tutte le prove. le partecipazioni dal cestino della carta, sono attualmente nel mio portabagagli, in attesa di essere trasferite nell'apposito cassonetto. il bouquet ho deciso di lasciarlo vivere e l'ho messo in un grosso boccale (giunto in mio possesso per la festa delle ciliegie) con dell'acqua. prima o poi dovrò sottopormi ad altre piccole torture. ma ci penserò a tempo debito. devo sbarazzarmi della borsa. e per un po' eviterò le margherite tra i capelli. c'è un'altra cosa in cui devo impegnarmi. mi devo esercitare nei sorrisi, quelli che devo offrire in famiglia e al lavoro. gli amici capiranno se scompaio. ora mi sento lontana da taluni. sarò televesiva e casalinga. presto avrò nuovi dischi. e finiti i vecchi libri ne inizierò di nuovi. la cosa che più mi angoscia sono i debiti. 'sta casa, non voluta, mi rende meno libera di quello che avrei dovuto essere ora. non mi posso permettere i viaggi e gli abbracci. e coloro di cui avrei bisogno ora, tutte donne, abitano lontane. londra bruxelles stoccolma palermo milano chianciano. e poi mia sorella. che tristezza ho comprato un'altra boccia di rum ma nessun detersivo potente ma dove sono le spiagge atlantiche? e le risa rinvigorite? i fiati? e le percussioni?
mercoledì, aprile 06, 2005 era chiaro una sega
basta tattiche
ci vogliono strategie e soprattutto diamo a cesare quel che è di cesare brava ca, anch'io mi sono prescritto immobilità assoluta (esclusa partitella calciobalilla al totem). D'ora in poi solo e soltanto impercettibili movimenti interiori, slittamenti percettivi, vibrazioni neuronali, rotazioni intervocaliche, chassé-croisé dei desideri, pulsazioni ventricolari. E poi training autoassertivo sul tema: io non ho paura.
infatti proprio così. la gente che corre sui margini delle strade, con questo freddo, ma dove va? a me il loro movimento (sul posto quando il semaforo è rosso) pare sintomo di paralisi dovuta a paure accantonate. e non risolte. e non risolvibili col metodo scelto. io le mie paure le affronto seduta e, seppur soccomba spesso, sono certa di non perder tempo. ma forse sono troppo severa. o più semplicemente pigra. o peggio ancora limitata. e poi fumo. come una ciminiera. ecco. Quante volte va ascoltata una canzone perche si impari? 10? 2? 30? 1000??
Voglio te, una vita.
Voglio te, una vita,
Voglio te, una vita.
Voglio te, voglio te, voglio te, voglio te... Ahhhh uhuhuhuu uhuhuuu parapaparapaparapa parapapapaaaa paraparaparara (Due mondi, Lucio Battisti, 1974) [post scritto: il mio colore preferito è il verde in primavera] Cerco un centro di gravità permanente Over and over again. Certe volte, quando passi tu (...) evviva l'amicizia evviva le gite evviva la musica evviva le balene E che mi dici di certe cioccolate al polline dove il polline e' solo un'idea e non fa nemmeno starnutire... e di altre col peperoncino ritardatario, come certi discorsi non finiti, perche' interrotti di continuo... e di certi abbracci che ti fanno dimenticare di essere quasi un senzatetto... e di certi dj che mixano canzoni e sentimenti e progetti con una sola mano, mentre con l'altra guidano, fumano e sorpassano tir, sbadigli e groppi alla gola...? martedì, aprile 05, 2005 che palle le badilate in faccia!
devo lasciarmi questi due matrimoni alle spalle
ma se mi senti cantare puoi capire che piango per te (questa non è farina del mio sacco)
cammino per strada con il mio ipod che spara musica a tutto volume e ogni passo è un passo di danza
il futuro si presenta radioso e con tanta bella gente intorno
venerdì, aprile 01, 2005 si decide di essere innamorati o l'innamoramento è effetto collaterale di un difetto informativo? la comunicazione perfetta è la utopia che più mi emoziona. niente più informazione nasconta. all'amore non si comanda Appena arriva sorride assai, ma il suo disagio è evidente. Si lascia sfuggire che quell'ufficio è molto caldo e chiede il permesso di "alleggerirsi". Le viene accordato con un'enfasi che la imbarazza. Guarda a più riprese la finestra, appena socchiusa, con il desiderio di spalancarla. Ma non osa farlo o proporlo. Rimane prima in golf, poi in maglietta, arriva perfino a togliersi il foulard. Maledetto caldo. Si sente le guance arrossire. non riesce forse a dire quello che avrebbe voluto, penserà qualche ora più tardi. Di là è lo scannatoio. Maledetto caldo. La voce dell'uomo, non distante come lei avrebbe voluto, la scuote: "vuole dell'acqua? - sì grazie" le risponde, scivolando sul suo sguardo. Quest’uomo ha degli occhi bellissimi, pensa. Lui le sorride e la lascia sola nel mezzo della stanza che inizia a girare. Lei intravede delle foto, dei disegni di bambino, una tapparella semichiusa che proietta le sue ombre parallele sulla parete. Quando torna con i bicchieri e la bottiglia lei chiede se dietro la porta finestra ci sia una terrazza "sì, vuole vederla?" non fa in tempo a rispondere. le prende la mano e la avvicina a se. Lei rabbrividisce. Sa che deve ucciderlo, e anche lui lo sa, l'aveva chiamata apposta. La bacia dolcemente e lei non risponde ai suoi baci, ma lo lascia fare. Pensa alla primavera che sta sopraggiungendo, al mobile della cucina rotto, alla fiala di veleno che custodisce nella borsetta. Le regole sono chiare per le due parti. La morte, già saldata, sarebbe dovuta essere veloce e indolore. "Hai un buon sapore... di mare" sono le sue ultime parole. La morte fu veloce. Se indolore non ci è dato di saperlo. |
Non sai come vorrei che una certa persona riuscisse a vedermi come tu vedi Stear e il tuo rapporto con lui...
A presto